Bublik, il tennista Meravigliao di San Pietroburgo che per il tennis si è fatto kazako.
Orogenesi corporea
Se potessimo metterlo in una cassa come si fa per gli oggetti fuori dovrebbero scrivere fragile come si fa per la cassa dei bicchieri.
È tanto sottile quanto alto, pare più fragile di un cristallo invece gioca e corre e non si rompe, anzi si diverte! Ha un amico che si porta sempre con sè quando gioca a tennis! È un amico di vecchia data, si chiama Ace, lui non parla, è figlio di monsieur Braccio e di madama Spalla, spesso, a richiesta di Alexander, si mette cheto cheto sulla palla che Alex sta per battere e la palla va di là e non si fa catturare, insomma genera l’ace, di qui il nome che porta! Se non facesse il tennista avrebbe potuto fare il pilota di aerei, lassù tra le nuvole e nel blu che è blu non può essere vieppiù, potrebbe sentirsi veramente libero come uccello che vola! Russo di nascita, ha iniziato a giocare a due anni con il padre. Condivide con Nick Kyrgios una forte passione per il basket, anche perché il suo padrino è un allenatore di pallacanestro. Ma ha scelto il tennis.

Il russo Bublik nel 2017 ha scelto di giocare per il Kazakistan. Una ripicca, ha raccontato. Era deluso dalla Federazione russa, perché non l’aveva aiutato nonostante fosse il terzo o quarto miglior giocatore della nazione. Era considerato uno dei giovani su cui fondare la squadra futura di Coppa Davis con Andrey Rublev e Karen Khachanov.
Bublik, comunque, continua a vivere a San Pietroburgo. Per Dostoevskij è una città di pazzoidi. “È difficile trovare da qualche altra parte tanti elementi cupi, violenti, inspiegabili che influiscano sull’anima dell’uomo come qui a Pietroburgo” scriveva in Delitto e castigo. Non tutto è lineare, né freddamente razionale, nel tennis di istintive ispirazioni e di forti aspirazioni di Bublik.
Mi piace giocare il tennis che mi diverte
“Nemmeno io so che colpo giocherò finché la palla non mi arriva vicino” diceva un paio di anni fa. “Non ho un piano, penso a cosa giocare appena prima di colpire. Sono rilassato, prendo la vita in maniera molto leggera. Ho un modo di vivere filosofico. Cerco di fare lo stesso in campo. Giocare colpi spettacolari fa parte del mio tennis ma non della mia vita. Esiste una differenza tra Alexander in campo e Alexander fuori dal campo. Amo la natura. Ho una casa in un bosco in riva al lago in Russia. Mi piace dormire, riposare e non fare nulla” .
San Pietroburgo gli somiglia, non per niente se l’è anche tatuata sul braccio insieme all’intera zona, Scandinavia compresa, su un avambraccio. Sull’altro, ha due frasi di Eminem:“Non mi spezzerai. Mi renderai semplicemente più forte di prima” e “Sii sempre un leader, non un follower”.
“Devi sempre prendere le due decisioni, essere la guida di te stesso” ha detto al sito dell’ATP. Dunque, essere te stesso, dovunque la tua strada ti porti, giocare e sbagliare con la tua testa e le tue idee, non per cercare di compiacere quelle di qualcun altro, di corrispondere a un modello.
Giocatore talentuoso ed inimitabile, davvero unico.
A me piace moltissimo vederlo giocare, amo la sua voglia di giocare divertendo e divertendosi, è imprevedibile, unico, capace di trovare l’ace con la seconda palla a anche di scendere a rete con un back viperino degli anni Settanta. Insomma il suo tennis e il suo modo di giocare sono un vero festival del divertimento e della meraviglia, sì perché in lui estro e talento coabitano in modo perfetto. Grazie Bublik per il tuo tennis Arlecchino che si addice tanto a quel viso birichino come quello di un bambino.
Ha scelto quei due versi di Eminem perché, evidentemente, il rap gli piace. Spesso invita rapper russi nel suo box per le sue partite. San Pietroburgo negli ultimi anni è diventato un riferimento nazionale per questo genere di musica. È qui che si tiene la più grande battle di Russia, “Versus”, il progetto russo di maggior successo su Youtube. Una sfida di rime che accende il “1703”, un bar che si chiama così in onore dell’anno di fondazione della città, in uno dei cortili con muri pieni di scritte sul Ligovskij prospekt. Da qualche tempo è diventato il più famoso della città.
Bublik, che si vanta di saper anche “rappare”, si diverte a giocare a tennis. Ma non a guardarlo.
Bublik ha accettato una di quelle offerte che non si possono rifiutare, come prima di lui avevano fatto già Mikhail Kukushkin, Andrey Golubev o Evgeni Korolev, passati al Kazakistan in cambio di aiuti logistici e finanziari.
























