La Racchetta da Tennis per il Tennista

Pubblicato da Giovanni Carnaroli


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C’è una certa simmetria tra la donna e la racchetta! La donna sta al figlio come la racchetta sta alla pallina. Cos’è una donna senza un figlio e cos’è una racchetta senza una pallina? La donna genera un figlio e la racchetta genera il colpo. Io adoro la mia racchetta, la racchetta è come una donna, non ce l’hai per caso, l’hai scelta e te la tieni ben stretta. Certo, ho detto che c’è simmetria non che sono uguali, non mi permetterei mai di mettere sullo stesso piano una donna che è una persona ed una racchetta che è un oggetto! Infatti di una donna mi colpiscono gli occhi e la camminata invece di una racchetta mi interessano le caratteristiche ed anche il colore e la forma!

Con una donna per conoscerla ci devi parlare, con una racchetta per conoscerla la devi toccare! Detto questo, amo molto la mia donna ed amo moltissimo la mia racchetta. C’è comunque una differenza nel senso che con la mia donna sono monogamo con la racchetta no, le amo tutte e stanno tutte con me! Dunque con la racchetta sono poligamo! Quando gioco ne ho 8 nel borsone e quando gioco ne devo scegliere una ed è un dramma perchè ne prendo una ma le altre sono gelose e piangono! Ma poi quando torno a casa vado subito a consolare le mie vecchie racchette, loro sono anziane e non sono più trasportabili, litigherebbero con quelle nuove di carbonio e fibra e sarebbe impossibile la gestione.

Le tengo tutte in un contenitore, avvolte con cura come si fa con le cose preziose! Le tiro fuori a Natale, a Pasqua ed a Ferragosto! Si avete capito bene, a Ferragosto mentre gli altri si fanno quegli odiosi gavettoni io tiro fuori le mie racchette gloriose e mi commuovo. Ho una Maxima in legno con tutte le bandierine delle nazioni, ho una Dunlop in legno con quella sfumatura di legno marroncino chiaro e marrone, ho una Snauvert in legno, quella la chiamo “la modella”: fusto snello, color celestino marino con ai lati due righe color legno chiaro!

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E come non parlare poi delle tre gemelle (come le chiamo io): sono tre Dunlop revelation profile uguali ma non identiche! Loro si sentono diverse e vogliono essere riconosciute! Allora io, che le rispetto, le ho vestite in modo differente, infatti una ha il coprimanico color giallino perchè ama farsi vedere, un’altra ha il coprimanico color verde perchè ama la natura e la terza l’ho rivestita di celeste perchè lei ha sempre avuto la testa tra le nuvole! Oh, le racchette sono proprio come le donne, tra loro non van d’accordo, sono civettuole e difficili!

Quando una donna s’arrabbia urla quando una racchetta colpisce male la pallina emette un suono sordo e rauco! Adoro le mie racchette di un tempo, a guardarle bene, quelle più vecchie in legno hanno la vernice un po’ screpolata, un po’ come la donna anziana che ha le rughe. Alcune racchette di legno in qualche punto presentano un rigonfiamento un po’ come le vecchie signore alle prese con i gonfiori dell’artrite, alcune racchette hanno invece delle corde rotte o non ce l’hanno per niente un po’ come le anziane signore con qualche dente in meno!!

Queste racchette di una volta, diciamo cosi “in pensione“, si sono organizzate una specie di sindacato e ultimamente hanno presentato al datore di lavoro che sarei io la seguente richiesta: vogliono avere con sè delle palline, non molte ma alcune, poi loro se le coccolano e se le passano perchè cosi si sentono più utili… Ed io le ho accontentate! Ho messo vicino a loro quattro palline da ping pong perchè più leggere e più adatte per la loro sdentata accordatura! Loro sono contente e si sentono ancora racchette! Io le amo. E non mi permetterei mai di prenderne una e di farci finta di usarle come chitarre, no, sono racchette e per me saranno sempre le mie racchette! Anzi vi dirò di più, e questa è una confessione che non ho mai fatto neanche in famiglia: quando morirò voglio essere vestito con una tuta da tennis e in mano al posto del rosario voglio l’ultima racchetta con cui avrò giocato!

Beh, l’altro giorno giocavo a tennis quando ad un certo punto la racchetta ha fatto ciak, ha avuto un infarto, poverina, e l’ho appoggiata alla panca vicino al borsone! Non vi dico cosa è successo quando ho aperto il borsone per prendere un’altra racchetta, tutte che invocavano di essere prese e ti guardavano speranzose! Questa scena mi ricordava quando ero giovane ed andavo a ballare nei paesini dell’interno e c’era un gran salone, una orchestrina e da una parte le ragazze che aspettavano di essere invitate a ballare dai ragazzi che stavano dall’altra parte! Che tempi! Insomma apro questa borsa ed è tutto un io-io-io-io come fanno i pulcini appena nati che vogliono il cibo!! Io-io-io dicevano e tutte volevano essere prese ma io solo una potevo prendere e cosi ho fatto!

Torno a giocare ma ad un certo punto “la racchetta rotta appoggiata alla panca cade a terra”, mi dice il mio avversario! Lui non sa che la racchetta non è caduta a terra, si è semplicemente “mossa“, solo io lo so perchè – come io amo lei lei ama me, lei vorrebbe tornare a giocare pure ferita! Non è eroismo questo!! Io la capisco! Finisco la partita arrivo a casa e la metto subito sotto i ferri della macchina accordatrice e dopo un po’ è fatta, ecco che di nuovo sorride: è pronta per la prossima partita! Tornerà ora a fare toc toc non più ciak ciak!

Adesso tutti a nanna e domani è un altro giorno! (questa storia è stata scritta mentre mi trovavo fermo alla stazione autostradale Del Rubicone a fare metano. Avendo davanti a me una fila di dieci macchine ho cominciato il racconto che poi ho terminato a casa ora!).

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