Federer e l’elisir di Lunga Vita

Pubblicato da Rodolfo Lisi


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La recentissima conquista della vetta del ranking ATP da parte di Roger Federer impone alcune riflessioni relative alla metodologia dell’allenamento e alla certosina pianificazione del calendario del quasi 37enne giocatore di Basilea. Il tutto, ovviamente, senza dimenticare i positivi apporti nel suo gioco ascrivibili sia ad alcune modifiche tattiche, iniziate da Stefan Edberg e continuate dall’attuale coach Ivan Ljubičić, sia al cambio di racchetta (dettaglio non trascurabile).

Federer torna numero uno ATP

Nel primo caso, la ‘nuova’ tattica di gioco adottata dal 20 volte campione slam consente di abbreviare lo scambio con riduzione dell’affaticamento muscolare. Federer, così, riesce a competere (anche) sulla lunga distanza e recuperare per il turno successivo senza particolari patemi: l’Open d’Australia del 2017 ne è chiara testimonianza.

L’attrezzo, con un piatto corde più ampio, concede maggiore indulgenza nei colpi decentrati ed abbassa enormemente il numero di errori gratuiti (soprattutto con il rovescio) oltre a creare condizioni di gioco a lui favorevoli:

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  1. Maggiore facilità di aprire il campo e di agguantare la rete;
  2. Elevate percentuali di winner, soprattutto con la prima di servizio.

Tuttavia, le sopracitate considerazioni sono ben note agli addetti ai lavori e ai tifosi del nostro sport. La mia disamina, pertanto, vuole focalizzarsi su un aspetto, ai più oscuro e poco preso in considerazione. Le vittorie di Federer sono frutto soprattutto di una attenta pianificazione dei tornei e di un adeguato periodo di riposo tra un evento e l’altro.

La scorsa stagione, dopo la vittoria agli Australian Open, il campione elvetico ha osservato un lungo periodo di stop, presentandosi fresco e riposato ai due Masters 1000 americani (Indian Wells e Miami), facendo en plein. Scelta saggia, poi, quella di saltare l’intera stagione su terra rossa e presentarsi integro all’appuntamento – vittorioso – con Wimbledon.

Federer vittorie ad inizio 2017

Prima del torneo londinese, Federer ha deciso di staccare con il tennis, concedendosi quello che, noi addetti ai  lavori, chiamiamo ‘riposo attivo’. Trattasi in buona sostanza di un percorso ‘rieducativo’ e rigeneratore dove il tennis propriamente detto viene interrotto senza tuttavia tralasciare le attività fisico-motorie più disparate. Tale scelta oculata consente al tennista di ricaricare le ‘pile’, liberarsi dalle tossine, ma, al contempo, mantenere viva la cosiddetta ‘memoria del movimento‘ seppure attraverso azioni banali, non agonistiche e poco impegnative (golf, passeggiate, attività ludiche con i figli, etc).

Ma chi è l’artefice della longevità tennistica di Federer, colui, cioè, che ha permesso al tennista elvetico di raggiungere nuovi e importanti traguardi? Chi scrive è dell’avviso che Paganini, suo storico preparatore, abbia trovato l’elisir di lunga vita, facendo comprendere al tennista rossocrociato i limiti del suo corpo e sfruttando al meglio le energie residue in particolari periodi di agonismo intenso. Federer, in breve, riesce a ‘centellinare’ le sue apparizioni sui court di tutto il mondo, affidandosi alle sensazioni derivanti dal proprio corpo.

Federer e Paganini

In tutta onestà, tale orientamento sportivo-culturale non è stato portato avanti dallo staff di altri due fenomeni del circuito ATP, Rafael Nadal e Novak Djokovic. Il primo, a causa della scellerata programmazione post US Open (con la partecipazione alla Laver Cup e all’intera tournée asiatica); il secondo, per aver affrettato i tempi del rientro alle competizioni dopo i problemi al gomito. Con Murray out per alcuni mesi, e Rafa e Nole ancora in precarie condizioni fisiche, Federer può verosimilmente ambire alla conquista di ulteriori trofei prestigiosi. Con la placida approvazione del suo ‘guru’ Paganini.

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